Nei meandri della mente tennistica

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Ma è poi così vero che la mente nel tennis conta più di tutto il resto?
La risposta è sì ma anche . . . . no!

Ti sarà sicuramente capitato 1000 volte (e forse anche più) di giocare contro un avversario di gran lunga superiore a te dal punto di vista tecnico e, per quanto tu possa rimanere concentrato e mentalmente “dentro al campo”, gli hai stretto la mano dopo aver cercato di rincorrere disperatamente uno dei suoi ultimi dritti vincenti.
Non è così?

Già perchè la mente ha sì, la sua enorme importanza ma . . . . ad armi pari!
Infatti, molto spesso, a livello professionistico capita di vedere palleggiare due giocatori e stentiamo a vederne la reale differenza di classifica per poi capire, dall’addetto ai lavori che ti sta a fianco, che uno è 105 mentre l’altro 300 del ranking ATP.

La testa, usa la testa! Roger_Federer_2009

Te lo sarai ripetuto un’infinità di volte in partita senza, però, cavarne fuori il nostro simpatico “ragno dal buco”. Anzi, molto spesso la ragnatela te la intesse il tuo adorato avversario e tu, con tutte le tue scarpe (racchetta compresa) ti ci infili dentro e non riesci ad uscirne più fuori.

E dunque, in questa serata estiva, colto dall’ispirazione improvvisa, sono qui a scrivere istintivamente questo articolo per cercare di aggiungere un tassello di consapevolezza tennistica sull’allenamento mentale.

Perso nei meandri della mente tennistica, è preferibile mettere in pratica un rituale oppure un ancoraggio?

Ma Tiziano, rituale o ancoraggio, non sono la stessa cosa? Non si parla di quei “tic” strani alla Nadal dove il giocatore spagnolo si aggiusta in continuazione pantaloncini, calzetti e mutande prima di servire? E poi non parliamo della bottiglietta dell’acqua girata sempre nella stessa direzione . . . . che odio!

Beh, in un certo senso stiamo parlando di questo ma anche di altro. Mio caro amico e appassionato tennista, devi sapere che la differenza tra rituale ed ancoraggio è enorme e può andare a incidere profondamente sull’esito della tua prestazione, in partita così come in allenamento.

Ti è mai capitato di fare un vincente lungo linea di dritto in un momento caldo della partita e, preso dall’euforia, di esultare con un sonoro “FORZA!” e il pugno alzato in cielo, in segno di massimo entusiasmo ed approvazione?

Bene, devi sapere che in quel preciso istante la tua mente ha scaricato il così detto punto di “massima energia”  chiamato anche “peak state”. Quella strana ma piacevole esultanza, infatti, è la tua ancora, ovvero un movimento ricreato in quel particolare stato mentale ed emotivo che ti fa raggiungere l’apice del tuo rendimento tennistico.
Tu non pensi di farlo ma ti scatta e basta, come semplice reazione del bel punto giocato e dell’importanza di quel momento.

Tutto quello che devi fare è molto semplice: crea la tua ancora ed allenala nelle più svariate situazioni di partita. In poche parole, automatizzala e fai in modo che sia davvero tua, sentila con tutto te stesso, con tutte le cellule del tuo corpo, respirala.

Tutti i giocatori professionisti ne hanno una e la tirano fuori proprio nei momenti più critici del match. Ad esempio Nadal raggiunge il suo peak state con il famoso “salto della cobra” gesto, tra l’altro di una fisicità estrema che, solo a guardarlo, a molti tennisti farebbe perdere parecchie energie anzichè accumularle 🙂

Federer utilizza come ancora un “C’MON!” appena accennato ma deciso ogni qual volta si ritrova a salvare una palla break o, meglio ancora, nel chiudere un set tirato.
Sicuramente un ancora meno fisica ma più di classe. Non ti resta che creare, modellare e infine indossare la tua ancora proprio come un abito che ti sta a pennello, per poi sfoggiarla nelle serate di gala tennistiche.

Ma parliamo ora di rituali . . . .
come dice la parola stessa questi possono essere più di uno (a differenza dell’ancora) e possono variare da giocatore in giocatore. Degli esempi?

Personalmente parlando, quando ho iniziato a introdurre dei rituali pre partita (sempre gli stessi), difficilmente entravo in campo distratto oppure scarsamente concentrato.
Mi capitava spesso, infatti, di entrare dentro al Club 40 minuti prima della partita e di seguire un meticoloso protocollo di riscaldamento che mi faceva entrare in una specie di stato ipnotico fino al momento prima dell’ingresso in campo.

I miei rituali? Molto semplici:

– Corsetta leggera  di una decina di minuti
– Circonduzioni delle braccia e slanci laterali e frontali delle gambe
– Rotazioni e torsioni  del tronco in senso orario e antiorario
– Corda e corse speciali più qualche scatto

e poi pronti per iniziare la partita!

Stranamente, la differenza si notava, eccome!
Con l’utilizzo dei rituali la mia mente era già concentrata e difficilmente rispondevo fuori o sbagliavo la prima di servizio nei primissimi giochi del match e ti assicuro che prendersi già 2 o 3 games di vantaggio appena usciti dai blocchi di partenza può fare tutta la differenza di questo mondo tra vincere o perdere.
E Brad Gilbert nel suo libro Winning Ugly docet.

Insomma, che dire, trovare il tuo specifico ancoraggio e un protocollo di rituali pre, durante o post partita può davvero aiutarti a fare la differenza nel tuo tennis.
Modulare lo stato di attivazione e mantenerlo sempre sull’adeguata soglia è uno dei compiti più importanti (ma anche più difficili) del tennis moderno e questi semplici consigli di natura mentale possono sicuramente aiutarti nel raggiungere questo obiettivo.

Ti ringrazio per aver letto tutto l’articolo, mio caro amico e appassionato tennista, non mi resta che augurarti una meravigliosa ricerca interiore del tuo ancoraggio e dei tuoi rituali, alla prossima e come sempre . . . .

Play Tennis with Passion!
Tiziano

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